Oggi Milano era metafisica. Gialla e metafisica.
Sorpresa, impaurita, stupefatta, l’ho attraversata galleggiando. Infilandomi in angoli remoti e solitari. Alla ricerca della solitudine perfetta. Del perfetto immobilismo della vita.
Strade ferme. Passi leggeri. Silenzio.
E’ difficile ascoltare il silenzio. In una città come Milano.
Ma oggi, dalle 10.00 alle 18.00, Milano era silenziosa. Immobile. Gialla.
E metafisica.
A due passi dal Natale, dal Natale triste di quest’anno strano, l’ultimo prima della fine del mondo, c’era una città nascosta. Una città sconosciuta. Che pochi hanno avuto l’onore di vedere. Di sentire e percepire.
E’ stata una vera fortuna essere in giro oggi. A due passi dal Natale e oltre il Natale. Oltre il blocco delle auto. Le polveri sottili. Le polemiche più o meno giustificate. Il ponte di Sant’Ambrogio. I sogni e l’assenza di sogni. I nuovi e i vecchi amici. La noia.
Io. Milano metafisica. E l’ignoto che appare.

La mia Milano metafisica è stata un percorso lineare e improvvisato, con numerose deviazioni di lato: Coni Zugna, via Savona, via Tortona, ponte di Porta Genova, corso Colombo, piazza Cantore, corso di Porta Genova, via Valenza, via Casale, Alzaia Naviglio Grande, piazza XXIV Maggio, porta Ticinese.
La mia Milano metafisica è stata il bisogno di non vedere nessuno, non sentire nessuno, non parlare con nessuno.
E’ stata un susseguirsi di cortili inaspettati, vicoli improbabili, lampioni gialli.
Cose e case e strade e spazi noti. Frequentati. Già vissuti.
Ma totalmente ridisegnati. Totalmente inespressivi.



C’erano le luci di Natale. Non sempre. Non ovunque.
C’erano i negozi vestiti a festa. Pochi e senza ostentazione.
C’erano bar caldi di té e cioccolata. Di sciarpe intorno al collo e computer accesi.
C’erano voci. Che si sentivano anche da lontano.
E passi. Come il ticchettio in una notte di gennaio.


E c’ero io. Che mi sentivo sola al mondo.
Perché al mondo non era rimasto più nessuno.
E non avevo più fretta di cercare negozi. Scrutare vetrine. Confrontare prezzi.
Impugnavo la mia macchina fotografica come un caleidoscopio magico. Che rappresentava la realtà deformandola.
C’ero io. In quel quadro metafisico che era diventata Milano. Oggi. Dalle 10.00 alle 18.00.

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bellissimo. Complimenti. Milano (che non conosco) sembra, da queste foto, una città incantata come Venezia… una “città dell’anima” trasmessa evidentemente, da un’anima romantica e sensibile. Grazie e ancora complimenti.
Ei. Grazie Claudio. Anche se, io credo, tutte le città potenzialmente possono diventare città dell’anima. Penso che sia sufficiente aver voglia di viverle, le città. Andando oltre lo stress di subirle. Cmq grazie mille.